Il Giudizio Universale è la composizione situata sulla parete
retrostante l'altare della Cappella Sistina e fu progettata e
realizzata da Michelangelo fra il 1533 e il 1541. La sua collocazione
fu frutto della specifica volontà del primo committente, papa
Clemente VII, che però, giunse solo a vederne il modello
compositivo: l'esecuzione in affresco del dipinto ebbe luogo sotto
Paolo III e iniziò nel 1536 dopo una lunga e
tormentata fase preparatoria.
Sulla parete, per rendere la superficie inclinata, fu
applicato uno strato di mattoni di
spessore maggiore in alto e minore in basso. L'inclinazione della
parete serviva sia per migliorare la
visibilità che per evitare il deposito delle polveri. L'affresco della
parete del
Giudizio Universale si presenta come un'unica grande architettura
costituita da più parti tra loro collegate.
Le figure, raggruppate in singole formazioni plastiche, nuotano isolate
in disperata solitudine nella tremenda infinità del vuoto.
In alto ci sono gli angeli che recano i simboli della
passione, sotto, al centro, Cristo
Giudice con Maria
Vergine circondati dai beati e dai santi.
Nella fascia più in basso, nella parte centrale ci
sono gli angeli con le trombe del Giudizio e
ai
lati i giusti che salgono verso il cielo e i dannati ricacciati agli
inferi.
La resurrezione dei corpi e i dannati
condotti all'inferno sono invece i protagonisti della fascia inferiore.
Nel 1564, un anno dopo la chiusura del concilio di trento, la
Controriforma si abbatté fatalmente sul Giudizio Universale e i suoi
scandalosi nudi. Il compito di censurare le nudità delle figure
coprendole con le famose "braghe" fu affidata a Daniele da Volterra, da
allora detto il Braghettone. Su quante figure sia intervenuto Daniele
da Volterra non è chiaro: suo fu il rifacimento integrale di
San Biagio, a cui modificò in particolare la posizione del capo
voltandolo verso il Cristo Giudice, e quello parziale di Santa
Caterina, che fu pudicamente ricoperta con una veste verde, conservando
della versione originale la testa, le braccia e la ruota del martirio.
Il Dio di Michelangelo è un Dio d’amore ma anche di
giustizia, come ci mostra nell’affresco del Giudizio Universale. Il
Giudizio Universale, quindi, è stato visto dalla critica come la
manifestazione della sua solitaria lotta contro le forze della materia
e del male. Le figure si raggruppano in una sorta di moto rotatorio e
si accrescono secondo un andamento ascensionale manifestando tutte le
gerarchie divine. Il corpo umano diventa il momento principale per ogni
espressione, ma al tempo stesso si sottrae ai canoni estetici tipici
della perfezione formale del classicismo rinascimentale.

Giudizio Universale
Al centro è raffigurato Cristo circondato dai santi e con la madre al
suo fianco.
Gesù è raffigurato con il braccio destro alzato in un gesto collerico
di dannazione mentre con la mano sinistra chiama gentilmente a sé i
beati.
La Madonna sotto il suo braccio, raggomitolata, e impaurita, raccolta
in un manto blu, degno della tradizione, spettatrice di quel tumulto di
movimento, di quel vortice di carne e spirito. Ella è l'avvocata
nostra, colei che aiuta prima ancora che noi si domandi, così Dante la
figura e così probabilmente l'ha pensata dipingendola Michelangiolo,
ella è rimpicciolita dalla, o nella, potenza del figlio. Rappresenta
l'aspetto dolce del divino che non smette di mostrarsi neanche
nell'ultimo drammatico istante.

Dettaglio Centrale: Cristo Giudice
Sopra il Cristo Giudice, nelle due zone semicircolari, alcuni angeli
portano gli
strumenti della passione di Cristo: la croce sulla quale fu
crocefisso, la corona di spine, i dadi con cui giocarono le guardie, la
colonna della Flagellazione, la spugna con cui era stato abbeverato.
Nella lunetta di sinistra la croce è sorretta dall'Arcangelo Gabriele.
Da notare come tutti gli angeli che recano i simboli della passione di
Cristo sono apteri, ovvero senza ali.
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| Dettaglio
Lunette: angeli con simboli della passione |
A causa del Giudizio Universale ci fu una pesante disputa tra
il
Cardinale Carafa e Michelangelo: quest'ultimo venne accusato di
immoralità
e intollerabile oscenità, perchè aveva dipinto delle figure nude, con i
genitali in evidenza, nella più importante chiesa della
cristianità. Una campagna di censura (nota come "campagna delle
foglie di fico") venne organizzata da Carafa e Monsignor Sernini
(ambasciatore di Mantova) per coprire le oscenità degli affreschi.
Santa Caterina e
San Biagio sono le due figure ritoccate da Daniele da
Volterra
con tecnica di rifacimento in affresco.

Dettaglio fascia centrale, zona di destra: Santa Caterina e San Biagio
L'incarico di Michelangelo era di dipingere solo le 12 figure
degli
apostoli, ma a lavoro finito, nel Giudizio Universale sono
presenti più di
3.000 personaggi. I bozzetti sono un documento molto prezioso e
curioso.
Michelangelo usò modelli maschili, anche per le donne, poiché le
modelle erano più rare e costose. Nella parte a sinistra del Cristo si
possono riconoscere Sant’Andrea, girato di spalle, con la sua croce in
mano e San Giovanni Battista, possente nella sua
corporatura, potrebbe rappresentare Adamo.

Dettaglio fascia centrale, zona di sinistra: Adamo o San Giovanni
Battista
Al centro dell'affresco ci sono un gruppo di angeli intenti a soffiare
il loro trionfo, nel tentativo di svegliare i defunti dal lungo sonno.

Dettaglio zona centrale: Angeli con tubicini
In basso, alla sinistra del Cristo, è raffigurato San Bartolomeo. Sulla
pelle che tiene in mano vi è un autoritratto di Michelangelo.

Dettaglio zona centrale: San Bartolomeo
Si racconta che come reazione alle critiche del suo lavoro
da parte di Biagio da Cesena, Maestro di Cerimonie del Papa,
Michelangelo raffigurò i suoi
tratti nella figura di Minosse, giudice degli inferi. Biagio
da
Cesena si lamentò di questo con il Papa, ma il pontefice
rispose che la
sua giurisdizione non si poteva applicare all'inferno e così la
raffigurazione
rimase. Secondo altri studiosi, invece, il personaggio ritratto
in forme caricaturali nel Minosse sarebbe Pierluigi Farnese, figlio di
papa Paolo III, noto a Roma per la sua immoralità e spregiudicatezza e
per aver
stuprato il giovane vescovo Cosimo Gheri causandone la morte.

Dettaglio fascia inferiore, zona di destra: Minosse
In basso a destra ci sono i dannati che cercano in tutti i
modi di
rimanere agrappati alla terra per non scendere nelle viscere infernali,
ma i tentavi sono vani, in quanto le creature diaboliche li trascinano
con violenza verso di loro, precipitando come massi pesanti, così
pesanti forse per il numero e la gravità dei peccati
commessi. Emerge la figura di Caronte, il mitico traghettatore,
presente nell’Eneide di
Virgilio e nella Divina Commedia di Dante, nell'atto di spingere le
anime dei
peccatori fuori dalla barca verso l’Inferno per abbandonarli al loro
drammatico destino.

Dettaglio fascia inferiore, zona di centro: Caronte